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Intervista a Fabio Fojanini di DOVE.
D: Caro Fabio, giusto due note biografiche, un breve curriculum professionale per chi non ti conosce.
R: Mi chiamo Fabio Fojanini e sono nato a Milano nel lontano 1952. Ho svolto tanti lavori nella mia vita, per non tediare chi mi legge, cito solo quelli che hanno un’attinenza con il mio lavoro attuale. Ho un passato da radio libere negli anni 70, (redazione culturale), nell’1980 sono approdato in Mondadori e nell’84 sono entrato a far parte della redazione di Panorama, occupandomi di ricerca iconografica e nello specifico della parte cultura e spettacoli. Nell’1994 ho avuto la possibilità di passare alla DARP (De Agostini Rizzoli Periodici) e lavorare al progetto della nascitura rivista chiamata Carnet, mensile di viaggi e cultura, con la funzione di photoeditor, direttore Carlo Montanaro. |
Nel 1999 c’è stato un cambio di direttore, subentra Eugenio Tassini, e anche la rivista subisce una profonda trasformazione, diventando più di immagine e di tendenza, sempre legata al mondo della cultura a 360 gradi. Con la crisi dell’editoria Carnet ne risente fortemente e nel 2003 chiude i battenti, il sottoscritto trasloca alla redazione di Dove, sempre con funzioni di photoeditor, dove tuttora lavora.
D: Fabio, ormai sei foto editor di Dove da tanti anni, per prima cosa ti chiedo quali devono essere le qualità del fotografo di DOVE dal punto di vista tecnico professionale.
R: Dove, nato nel 1991 da una felice intuizione di Luca Grandori, è un giornale particolare che è riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda tutti questi anni grazie alla precisione e attendibilità delle sue proposte di viaggio. Dico questo perché la professionalità dei nostri collaboratori scriventi e fotografi è fondamentale per raggiungere un buon risultato, visto che la nostra rivista non offre al lettore un prodotto preconfezionato. Ai fotografi chiediamo di essere molto puntuali nel descrivere gli elementi dell’itinerario e nello stesso tempo avere qualche guizzo di fantasia necessario a non renderlo monotono e noioso. Si richiede quindi di non essere superficiali e lacunosi nella documentazione e contemporaneamente di tirar fuori la creatività che è dentro di loro per qualche immagine ad effetto. La foto cartolina ci sta anche, ma non solo quelle.
D: Quanto è importante per il lettore di Dove la qualità delle immagini?
Per il nostro lettore medio direi che la qualità delle immagini e l’impatto grafico ha un buon 60% di importanza, fondamentale per noi è anche il testo, ma non dobbiamo dimenticare che la maggior parte dei lettori il giornale lo sfoglia solamente.
D: L’evoluzione tecnica del digitale ha cambiato le fotografie che vengono pubblicate su Dove?
R: Il digitale ha rivoluzionato tutto, sia per i fotografi che per i giornali, anche se, probabilmente, il lettore esteriormente non si è accorto della rivoluzione. Più che cambiare le foto, che oramai sfido anche l’osservatore più attento a distinguere se una foto pubblicata è stata scattata in analogico o in digitale, ha cambiato un modo di lavorare. Non so se in meglio o in peggio per i fotografi (probabilmente creando un surplus di lavoro per questi ultimi), in compenso ha dato la possibilità alla redazione di lavorare più velocemente e creativamente.
D: C’è spazio oggi per giovani fotografi per diventare un collaboratore di DOVE o è una chimera?
R: Lo spazio per i giovani c’è sempre, anche se più limitato di una volta. Abbiamo un pool di storici e affezionati fotografi che privilegiamo, comunque ogni tanto qualche new entry non guasta.
D: Quanto conta l’esperienza, il mestiere, per fotografare per Dove?
R: Mestiere ed esperienza sono fondamentali e soprattutto la serietà sul lavoro, che pretendiamo anche dai più giovani fotografi. Debbo dire a merito di tutti che le esperienze negative in questo campo sono state molto poche. Il livello medio di professionalità dei fotografi che hanno collaborato con Dove in passato e che collaborano attualmente è molto alto.
D: Sono per lo più fotografi specializzati nel reportage di viaggio, che, come me, lavorano per la stragrande maggioranza in questo settore o vengono dal mondo dei fotografi che fanno un po di tutto come anche moda, pubblicità, still life, ritratti?
R: Direi che la stragrande maggioranza dei fotografi che noi utilizziamo vengono dai mondo dei reportage di viaggi e sono, come te, i veterani del settore, poi ci sono alcuni di fotografi giovani che ho instradato in questo campo e, devo dire, con dei buoni risultati.
D: Credi nella specializzazione del fotografo? oggi si tende , anche se spesso per problemi di sopravvivenza, a fare di tutto di più.
R: Credo che la specializzazione sia molto importante e fino a non molto tempo fa era vincente, purtroppo ora con la crisi diventa più difficile focalizzare il proprio lavoro solo in un determinato settore, per campare bisogna adattarsi a tutto, allargando il proprio raggio d’azione anche nell’ambito della foto “commerciale”, che magari da meno soddisfazione a livello professionale ma serve a pagare il mutuo.
D: Quale è l’errore più facile da commettere realizzando un servizio per dove?
R: I trabocchetti sono tanti, quello più diffuso e insidioso è quello di sbagliare il tema del servizio. Un po’ come a scuola noi spieghiamo al fotografo, prima di partire, quale è lo spirito, la filosofia che dovrà caratterizzare il pezzo, ad esempio “I nuovi Robinson Crusoe, alla scoperta delle isole Cayman”. Il fotografo dovrà darci delle immagini che esprimano questo concetto di voglia libertà e di essere selvaggi, quantomeno con la foto di apertura che è quella più importante.
D: Mediamente oggi quanti giorni si hanno a disposizione per realizzare un servizio?
R: Mediamente direi un 4/5 giorni, una volta erano molti di più.
D: Mediatemtne quanto viene pagato un fotografo oggi a giornata o a servizio e quanto era pagato 5 anni fa?
R: Caro Franco, capirai certamente che ogni redazione è piuttosto gelosa dei compensi per fotografi e collaboratori, anche perchè dipendono da svariati fattori, mi risulta quindi difficile rispondere a questa domanda. Posso però dirti, facendo un parallelo con quelli di cinque anni fa, che sono diminuiti di circa un terzo.
D: Questo crollo dei compensi a cosa è dovuto principalmente?
R: La crisi dell’editoria, combinata con quella generale di tutto il sistema produttivo è la causa di questo crollo, per capirci, la pubblicità che è la prima risorsa per i giornali, è scesa moltissimo, le vendite in edicola e in abbonamento, debbo dire grazie unicamente alla serietà del nostro marchio, tengono ancora molto bene. La stessa casa editrice RCS, per sopportare il colpo d’urto della crisi, senza chiudere testate ha dovuto intervenire pesantemente sui compensi dei collaboratori.
D: Secondo te ci sono troppe riviste di turismo in Italia?
R: Per ora il mercato non è in grado di sostenere nuove riviste, dato che quelle esistenti fanno già fatica a vivere. Il futuro è la combinazione tra i nuovi mezzi di comunicazione, web, iPhone, iPad, TV ed è la strada che sta sperimentando Dove, dove la commistione dei sistemi si spera generi un circolo virtuoso.
D: Secondo te il mercato quante ne potrebbe sostenere?
R: Personalmente non potrei essere altro che felice se esistessero altre riviste di turismo e soprattutto se il mercato fosse più fluido e in grado di sostenerle tutte, perché sarebbe una ricchezza per tutti. Purtroppo questa maledetta crisi ha fatto in modo da restringere i consumi, quindi tra le prime cose da tagliare il pubblico ha tagliato i magazine. Inoltre la gente i viaggi, sempre più spesso se li organizza tramite internet, documentandosi on line, nonostante i grandi rischi che si corrono di cantonate pazzesche.
D: C’è secondo te un futuro per le riviste di Viaggi e per i fotografi di Viaggi?
R: Non ho sfere di cristallo tra le mani, anche i più esperti economisti prendono cantonate paurose, figurati io. Voglio continuare a essere ottimista e sperare che le cose cambino, credo che lo spazio per le riviste del nostro settore e per i fotografi di Viaggi continuerà ad esserci, a patto che ci sia una continua evoluzione sia dei contenuti che delle immagini. Il mondo sul quale stiamo corre, la cosa peggiore è restare fermi, per non essere scalzati bisogna correre più veloci.